
Il Granduca di Toscana Pietro Leopoldo, della famiglia austriaca d’Asburgo Lorena, fu sovrano toscano per 25 anni (1765-1790) e negli ultimi due anni di vita fu anche imperatore del Sacro Romano Impero come Leopoldo II d’Asburgo Lorena.
Nel 1770 fondò la Camera di commercio di Firenze con l’intento che oggi si direbbe di “semplificazione amministrativa”: abolì le varie magistrature fiorentine, che avevano giurisdizione sui diversi mestieri, e riunì le loro competenze nella nuova Camera di Commercio Arti e Manifatture di Firenze, in epoca addirittura anteriore alla Rivoluzione francese, riconducendo così la soluzione delle liti civili e commerciali ad una sola autorità. La certezza del diritto e l’uniformità del giudizio, insomma, contro il caos e l’arbitrio che regnavano prima, a causa della stratificazione di privilegi feudali e corporativi.
Visionario e innovatore, ispirato agli illuministi e ai fisiocratici che ponevano l’agricoltura al centro dello sviluppo, educato al liberismo economico, al Granduca di Toscana Pietro Leopoldo, all’epoca appena ventenne, si devono riforme rivoluzionarie, dalle grandi bonifiche in agricoltura, agli interventi su finanza ed economia: cancellò scorie dell’epoca feudale, modernizzò e razionalizzò l’amministrazione del governo pubblico, stimolò la concorrenza, eliminò i dazi tra i comuni toscani e introdusse la libertà di scambio delle merci, tracciando così quella rotta che nei secoli successivi portò alla nascita degli Stati moderni e poi della stessa Comunità europea.
Ma la nostra civiltà è debitrice di Pietro Leopoldo soprattutto per aver fatto della Toscana il primo regno al mondo che ha abolito la pena di morte e la tortura, il 30 novembre 1786, promulgando il nuovo codice penale del Granducato di Toscana, noto come Codice Leopoldino.
“Tale è la nostra volontà” è la frase di Pietro Leopoldo che chiude il motuproprio fondativo della Camera di commercio di Firenze del 1° febbraio 1770 ed anche il titolo della pubblicazione che l’Ente ha realizzato per celebrare la sua figura, attraverso il contributo della brillante penna di Olga Mugnaini. La giornalista, con narrazione accattivante e divulgativa, ricostruisce la storia della Camera più antica d’Italia (e terza nel mondo dopo Marsiglia e Bruges) dopo l’arrivo del “sovrano illuminato” che fece della Toscana uno stato moderno. Un resoconto affascinante in cui si legge, in filigrana, la metamorfosi dell’economia fiorentina da sistema corporativo chiuso di Arti e mestieri, a città pienamente mercantile con rapporti di scambio con tante capitali europee. Un sistema che già dal 1808 poteva contare su una borsa di commercio (fondata insieme a quella di Livorno dopo l’annessione con l’impero francese) che si insediò proprio nello stesso spazio monumentale dell’edificio di Piazza dei Giudici che si affaccia, allora come oggi, sulle sponde dell’Arno.
Il volume, edito dal Centro studi enti locali, verrà presentato in occasione del 256mo compleanno della Camera in un evento aperto al pubblico che avrà luogo nell’Auditorium di Piazza Mentana il prossimo giovedì 5 febbraio alle 10.45. Nell’occasione, oltre agli interventi istituzionali del presidente Massimo Manetti e del segretario generale Giuseppe Salvini, interverranno l’autrice Olga Mugnaini e il presidente della Fondazione Spadolini Cosimo Ceccuti, che ha curato la prefazione del volume.
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Camera News n.1/2026 (16-31 gennaio)
